Sinodo Africano: Oltre i paternalismi senza darsi alibi

Scritto il 26 ottobre 2009

Basta con i luoghi comuni infarciti di paternalismi stucchevoli che fanno dell’Africa la metafora della disgrazie umane. È davvero pungente e a tratti provocatorio il messaggio finale del Sinodo africano, a significare che non c’è tempo da perdere perché l’Africa deve cambiare e soprattutto non può abbandonarsi alla disperazione. Per carità i problemi sono reali, fanno ovviamente intendere i padri sinodali, ma è giunta l’ora di voltare pagina e questo sarà possibile solo e unicamente attraverso una decisa assunzione di responsabilità. Allora, se si vuole davvero aiutare l’Africa, il punto di partenza deve essere il rinnovamento della comunità cristiana, rifuggendo da inutili e sterili pietismi, nella certezza che occorre mettere in discussione una mentalità remissiva di fronte alle sfide imposte dalla globalizzazione. È sintomatico che a pensarla così non siano degli esperti stranieri, ma i vescovi africani che hanno preso parte all’assise sinodale. Ad esempio, il presidente della Commissione incaricata di redigere il testo, monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Ngeria), commentando il messaggio, ha affermato senza esitazione che non si può trovare alcuna scusante al deficit di democrazia che attanaglia il continente sostenendo che questa è una «via africana» per reggere i Paesi. Neanche piangersi addosso può aiutare a superare l’empasse, asserendo che l’Africa è stata vittima per secoli dello schiavismo o del colonialismo. D’altronde, come recita un detto anglosassone, charity begins at home, la carità comincia in casa propria. Ed è per questo motivo che il messaggio è indirizzato principalmente all’Africa in tutte le sue componenti, sia ecclesiali che sociopolitiche, perché possano modificare un sistema che determina una crescente divaricazione tra ricchi e poveri. In questa prospettiva, come si legge nel messaggio «l’Africa ha bisogno di politici santi che combattano la corruzione e lavorino al bene comune. Coloro che non sono formati alla fede, si convertano o abbandonino la scena pubblica per non danneggiare la popolazione e la credibilità della Chiesa cattolica». Molto importanti anche i riferimenti alla famiglia che le classi dirigenti debbono impegnarsi a salvaguardare, perché una nazione che penalizza questa istituzione agisce contro i propri interessi. Un richiamo questo che, lungi dal voler scadere in futili polemiche, potrebbe essere rivolto anche ai governi del Primo mondo. E ancora, proprio nella consapevolezza che l’Africa è parte integrante del villaggio globale, il messaggio è anche rivolto alla comunità internazionale, perché tratti il continente africano con rispetto e dignità, cambiando le regole del gioco economico e affrontando una volta per tutte la questione del debito estero, come anche il problema dello sfruttamento delle risorse naturali perpetrato con scaltrezza da gruppi d’interesse stranieri. Naturalmente, i temi trattati nella missiva sono davvero a 360 gradi: dal ruolo della donna, «spina dorsale» delle Chiese locali, ai giovani che rappresentano a livello continentale il 60% della popolazione con meno di 25 anni; dall’importanza del Sacramento della Riconciliazione, al rafforzamento dei legami con le antiche Chiese di Etiopia e di Egitto e tra l’Africa e gli altri continenti. Per non parlare dell’importanza che rivestono i mezzi di comunicazione sociale; della lotta contro l’Aids facendo riferimento soprattutto al valore della fedeltà coniugale e della castità; o del dialogo col mondo islamico, auspicando il pieno rispetto della libertà religiosa. Pertinente, poi, il richiamo alla necessità di sostenere i migranti e i rifugiati perché l’accoglienza è un dovere. Un impegno a cui nessun governo può sottrarsi. Toccante infine è il ringraziamento che viene formulato dai padri sinodali ai missionari. In fondo è anche merito loro se oggi in Africa c’è una Chiesa adulta. (da Avvenire 24 Ottobre 2009).

padre Giulio Albanese

Echi dal Sinodo: L’Africa non è solo Aids e povertà

Scritto il 22 ottobre 2009

Dalla voce di un padre sinodale, l’eparca di Asmara, mons. Menghesteab Tesfamariam, si è levata l’esortazione a non presentare il continente africano solo come “marasma politico, economico e sociale”. Il vescovo della capitale eritrea lo ha fatto durante la preghiera che si è tenuta ieri – 21 ottobre – nella chiesa della Traspontina a Roma in occasione del penultimo incontro organizzato per il Sinodo africano dal Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie.

Mons. Menghesteab Tesfamariam, che ha presieduto la preghiera, ha denunciato la sofferenza del suo popolo, che subisce con pazienza da decenni la guerra e le sue conseguenze. Nel Paese, tenuto permanentemente in stato di allerta – dopo la guerra per l’indipendenza dall’Etiopia, quella contro le nuove autorità di Addis Abeba per questioni di frontiera – , si vive in grande difficoltà. Alle sofferenze causate da questa situazione è venuta ad aggiungersi la fame causata anche da una perdurante siccità. Molti giovani tentano la fuga, verso l’Italia in particolare (ex potenza coloniale), anche per sfuggire all’obbligo che li tiene sotto le armi fino ai 45 anni. “Ma il popolo eritreo non si lascia abbattere – ha sottolineato il vescovo – ed insegna anche a me, vescovo, la speranza di un domani migliore. E, come ovunque, anche in Eritrea sono le donne a tenere viva questa fiammella di speranza”. Il vescovo ha tenuto a dire che l’informazione è importante e che la verità va sempre detta, ma che non fa piacere agli africani la sottolineatura a senso unico da parte dei media occidentali di un continente in preda al marasma politico, economico e sociale. “Ci sono tante cose belle in Africa. E tocca a noi africani farcene portavoce. Che dire di una rivista che in copertina porta l’Africa marchiata dal simbolo dell’Aids? Tutti gli africani sono malati del virus Hiv? Ma sono tanti gli africani, anche noi qui questa sera, che non siamo malati!”, ha concluso il vescovo.

Alla preghiera ha partecipato anche Mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento e presidente della Commissione della Cei per la cooperazione missionaria, che ha fatto il punto dei lavori sinodali, prossimi al termine: “I lavori si sono svolti in un clima di preghiera e comunione, con il Santo Padre presente alle sessioni, in ascolto e attento a prender nota. I 12 gruppi di lavoro hanno prodotto 182 proposte, alcune particolarmente dettagliate e quindi estese, che sono state accorpate in 54 proposte che verranno presentate al Papa”. Per domani – 23 ottobre – si attende la pubblicazione delle proposte da sottomettere all’approvazione dei Padri sinodali. “I documenti non risolvono i problemi – ha spiegato Mons. Bressan – ma sono importanti per segnare l’orientamento”. Al termine della preghiera, Mons. Gianni Cesena – direttore generale di Missio - ha ringraziato tutti i convenuti, in particolare l’eparca di Asmara per la sua testimonianza, e padre Fernando Zolli che è stato l’anima delle iniziative di preghiera e riflessione a margine del Sinodo africano.

In preghiera per il Sinodo dei vescovi africani

Scritto il 20 ottobre 2009

Nelle serate di mercoledì 21 e venerdì 23 ottobre, nella chiesa della Traspontina, in via della Conciliazione a Roma, si terranno due momenti di preghiera per il Sinodo dei vescovi africani, la cui conclusione è prevista per il 25 ottobre in Vaticano. I due momenti di preghiera, organizzati dal Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie, vedono la partecipazione di un padre sinodale che offrirà la propria testimonianza circa i lavori del Sinodo.

COMUNICATO DELLA FONDAZIONE MISSIO IN OCCASIONE DELLA 83ma GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE

Scritto il 15 ottobre 2009

In occasione della 83ma Giornata Missionaria Mondiale (GMM), che si svolgerà domenica prossima, la Fondazione Missio, struttura della Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per la pastorale missionaria, invita le comunità parrocchiali e tutte le realtà dell’associazionismo cattolico, a ricordare il sacrificio di don Ruggero Ruvoletto, ucciso recentemente in Brasile.

“Si tratta di un sacerdote fidei donum originario della diocesi di Padova – ha ricordato don Gianni Cesena, direttore di Missio – che fa onore al nostro Paese, essendosi sacrificato per la causa degli ultimi e del Vangelo a Manaus dove svolgeva il proprio apostolato”.

Secondo don Cesena, sebbene la notizia della sua morte non abbia ricevuto la risonanza appropriata dalla stampa nazionale, è auspicabile che domenica prossima, in occasione della GMM, le comunità cristiane si impegnino a farne memoria.

Il tema che è stato scelto dalla Chiesa Italiana per la GMM è “Vangelo senza confini“, nella consapevolezza che la missione ad gentes rappresenta un impegno costante per ogni battezzato. “Da rilevare che la crescente diminuzione di vocazioni missionarie “ad vitam” in Italia – ha commentato don Cesena - è un dato sul quale occorre interrogarsi; soprattutto se si considera che nel 1990 i missionari italiani erano 24.000, mentre nel 2000 risultavano poco meno di 14.000. Attualmente la cifra è attestata attorno alle diecimila unità, ma non v’è dubbio come peraltro indicato da una recente missiva dei missionari italiani alla Cei, che l’Italia non può più continuare a essere considerata solo un retroterra di un impegno destinato altrove. E’ per questa ragione che, essendo la posta in gioco alta, il servizio missionario non va considerato come una sorta d’avventura solitaria, ma interpretato innanzitutto e soprattutto come impegno condiviso”. Ecco che allora, parafrasando l’enciclica ad gentes di Giovanni Paolo II, “Redemptoris Missio” (cfr. n° 37), va davvero rinnovato, tutti insieme, l’impegno a coniugare Parola e vita non solo in regioni geograficamente lontane, ma anche sul versante dei moderni areopaghi quali il mondo delle comunicazioni, l’impegno per la pace, lo sviluppo e la liberazione dei popoli oppressi; i diritti dell’uomo e dei popoli; la salvaguardia del creato oltre ai vastissimi areopaghi della cultura in genere, della ricerca scientifica, dei rapporti internazionali che favoriscono il dialogo contro i fautori dello scontro tra le civiltà. In un mondo villaggio globale, la vocazione ad gentes s’impone pertanto come profezia nell’ambito delle relazioni tra vecchie e giovani Chiese, tra Nord e Sud del mondo, nella certezza che proprio a partire dal Vangelo, vi è un destino comune. “Scopo della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio” – ci ricorda papa Benedetto XVI, nel suo messaggio per la GMM – perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento”. Siamo chiamati a “sentire l’ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perchè tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio” (Ibid.).

Raccontare un’altra Africa è possibile

Scritto il 13 ottobre 2009

Il ruolo della Chiesa nel rafforzamento dei sistemi sanitari africani è il tema dell’incontro promosso da medici con l’Africa –Cuamm e il Segretariato sociale Rai che si svolgerà domani, mercoledì 14 ottobre alle 14,30, nella sala degli Arazzi della sede Rai di Viale Mazzini 14 in Roma. Il problema del potenziamento delle strutture mediche verrà affrontato attraverso i casi concreti affrontati da Medici con l’Africa, una ong che opera nel continente dal 1950 richiamandosi all’espressione evangelica “Euntes curate infirmos”. Saranno presenti all’incontro: monsignor G.B. Gandolfo, presidente del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Cei, vescovi angolani, etiopi, mozambicani, della Tanzania, ugandesi e sudanesi, Guido Bertolaso, Capo dipartimento Protezione Civile Italiana, Elisabetta Belloni, direttore generale della Cooperazione allo sviluppo del Ministero Affari Esteri.

Celebrazione di accoglienza

Scritto il 9 ottobre 2009

Nell’ambito delle manifestazioni per il Sinodo per l’Africa si svolgerà lunedì 12 ottobre prossimo, alle ore 19,30 un incontro di preghiera e testimonianza presso la chiesa della Traspontina in via della Conciliazione a Roma. La celebrazione vedrà rappresentanti della Cei e della Cimi accogliere alcuni padri sinodali in una riflessione comune sui problemi e le speranze del continente africano.

Il Papa recita il rosario per l’Africa

Scritto il 8 ottobre 2009

basilica-san-pietroTra le numerose iniziative organizzate a latere del Sinodo per l’Africa, segnaliamo l’appuntamento del prossimo 10 ottobre, che si svolgerà alle ore 17 nell’aula Paolo VI nella Città del Vaticano, con la recita del santo rosario di Benedetto XVI con gli universitari “con l’Africa e per l’Africa”. L’incontro di preghiera è promosso da: Vicariato di Roma, Ufficio Pastorale universitaria, Ministero Affari esteri, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Roma, CTV, Telespazio, Radiovaticana e Ufficio centrale studenti esteri in Italia. L’evento si svolgerà in collegamento via satellite con Il Cairo (Egitto), Nairobi (Kenya), Khartoum (Sudan), Antananarivo (Madagascar). Johannesburg (Sud Africa), Onitsha (Nigeria), Kinshasa (Rep. Dem.del Congo), Maputo (Mozambico), Ouagadougou (Burkina Faso).

Apre il Sinodo per l’Africa

Scritto il 5 ottobre 2009

sinodo-africanoIniziano questa mattina i lavori della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi sul tema: “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo’ (Mt 5, 13.14)’. Si tratta di un evento da non perdere, un tempo e uno spazio di confronto e discernimento per affrontare i nodi più controversi per la Chiesa e la società del continente. E come succede solitamente alla vigilia di un appuntamento così importante, l’augurio che rivolgiamo col cuore e con la mente ai padri sinodali è che sappiano offrire delle indicazioni profetiche rispetto ai grandi temi in agenda: quelli della riconciliazione, della giustizia e della pace. Intanto, proprio dall’Africa arrivano brutte notizie. A parte le solite tragiche vicende che affliggono il Corno d’Africa, è esplosa in questi giorni una crisi gravissima nella Guinea Conakry a seguito di una feroce repressione perpetrata dalla giunta militare del capitano Moussa Dadis Camara ai danni dell’opposizione. Ieri, per bocca del suo ministro degli esteri, Bernard Kouchner, il governo di Parigi ha fatto sapere di non essere assolutamente disposto a collaborare con il leader golpista. Il capo della diplomazia francese ritiene che il pericolo maggiore sia quello di una vera e propria guerra civile e ha fatto sapere che la Francia sta lavorando a una forma d’intervento internazionale in accordo con l’Ecowas, la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale. A distanza di pochi anni dalla fine dei conflitti in Libera e Sierra Leone, le proteste dei guineani contro i militari dimostrano che i problemi di fondo nell’intera regione sono ben lontani dall’essere risolti.

Ricchissima di risorse energetiche e minerarie, la Guinea possiede i 2/3 delle riserve mondiali di bauxite, oltre a giacimenti d’oro e di diamanti, terre fertili e sorgenti d’acqua; avrebbe dunque tutte le carte in regola per essere un Paese florido. Eppure l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà mentre gli interessi stranieri, legati soprattutto al business delle materie prime, sembrano acuirsi a dismisura rappresentando un fattore altamente destabilizzante. Proprio per queste ragioni, ieri Benedetto XVI, al termine dell’Angelus, ha invitato tutte le componenti politiche e militari al dialogo, alla riconciliazione dicendosi certo che non si risparmieranno gli sforzi per raggiungere un’equa e giusta soluzione.

Sta di fatto che questa ennesima crisi che si è aperta nel settore occidentale dell’Africa fa tremare. Sì, al solo pensiero che possa rievocare quella ruandese esplosa proprio in coincidenza col primo sinodo africano svoltosi a Roma nell’aprile del 1994. Personalmente credo che la preghiera sia il miglior antidoto contro questi oscuri presagi, nella consapevolezza però che la comunità internazionale non può stare alla finestra a guardare.

Ciò esige un atteggiamento diverso, davvero rinnovato, soprattutto da parte nostra. E sì perché nell’inconscio collettivo occidentale, v’è sempre in agguato la tentazione di pensare che le storie africane non abbiano una trama riconoscibile, suscettibile di ragionamenti storici, di approfondimenti geopolitici o di teorizzazioni economico sociali. Eppure, a pensarci bene, l’Africa che questo sinodo porta alla ribalta, nonostante tutto, è la metafora delle contraddizioni del nostro povero mondo: povertà e ricchezza, fede e secolarismo, inferno e paradiso. E ogni volta che parliamo di questo grande continente, se siamo sinceri, finiamo per parlare di noi stessi.

 

padre Giulio Albanese

 

 

Convegno: Il Sinodo africano, un evento da conoscere

Scritto il 1 ottobre 2009

Si svolge oggi, a Roma, a Palazzo Valentini (Via IV novembre 119), il convegno “Il secondo Sinodo africano, un evento da conoscere e celebrare” promosso dalla Conferenza degli istituti missionari in Italia (CIMI), da Focsiv, Ucsi, Misna e Fesmi, dal Gruppo “Il seme da nutrire” e dalla Provincia di Roma. A partire dalle ore 16, saranno presenti all’iniziativa numerose personalità del mondo missionario, politico e della cultura, tra cui Padre Venanzio Milani, comboniano, Padre Fernando Zolli, rappresentante CIMI, Vania De Luca, rappresentante UCSI, l’on. J. Leonard Touadi, l’arcivescovo di Mombasa, mons. Lorenzo Monsengwo, Suor Elisa Kidanè, comboniana, suor Teresina Caffi, saveriana, Umberto Dal Maso, presidente Focsiv e Padre Alex zanotelli, comboniano. Durante il convegno saranno presentate numerose iniziative che si svolgeranno durante i lavori del Sinodo, alcune della quali sono promosse da Missio e dal Movimento Giovanile Missionario.